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Torna alla homepage Convegno 23 marzo 2001 - atti

Conclusioni

L. Scheggi
Presidente dell'Amministrazione Provinciale di Grosseto

Cercherò di essere il più breve possibile. L'ora un po' tarda e, del resto, il rigore scientifico delle relazioni svolte mi esimono dal riprenderne il contenuto: sarei in grandissima difficoltà, non essendo un esperto, né un ricercatore, né un tecnico della materia.

Intanto però voglio ringraziare il Comune di Civitella Paganico che ha organizzato insieme alla Provincia, alla Regione questa iniziativa, e ringraziare la comunità scientifica, l'INFS e i rappresentanti di altre Regioni. La loro presenza sottolinea come sia stato colto un punto importante, di grande interesse, che da un osservatore esterno, probabilmente, potrebbe essere sottovalutato.

Prima di fare alcune considerazioni più specifiche rispetto al tema del Convegno, voglio riprendere brevemente alcune considerazioni svolte dall'assessore Barbini. Noi discutiamo questa mattina di un aspetto molto particolare, che è quello appunto dell'allevamento di Civitella. È ovvio che anche questo argomento si colloca nel rapporto tra uomo, ambiente ed attività dell'uomo (siano esse produttive, di tempo libero, sociali, attività di consumo), come alcuni interventi hanno ampiamente dimostrato. Nella nostra Regione, nel nostro territorio ci siano gli strumenti e gli atti di programmazione che consentono di mantenere l'equilibrio raggiunto, di migliorarlo, non venendo meno a quel valore aggiunto, molto opportunamente ricordato da Barbini, dato dalla tipicità del paesaggio, dalla qualità dei suoi prodotti, dalle tradizioni, di cui l'attività venatoria è parte non secondaria. So che quello che dico è molto caro a Barbetti: la caccia è una grande realtà, fa parte della cultura di questo territorio...

Barbetti - ... l'università della caccia!

Scheggi - ... non so se si possa parlare di università; sicuramente la caccia è un aspetto significativo delle tradizioni della Maremma, le cui specificità sono state recepite dagli strumenti che regolano il rapporto uomo ambiente e consentono la sinergia fra pubblica amministrazione, Regione Provincia Comuni, le associazioni venatorie, le associazioni degli agricoltori (fondamentali rispetto al governo del territorio) e la parte del mondo ambientalista, che ha scelto la via del dialogo con gli operatori e con la ricerca scientifica. L'iniziativa di oggi si colloca in questo contesto.

Di recente noi abbiamo definito ed approvato il nuovo Piano faunistico venatorio (ed approfitto per ringraziare la Regione della collaborazione sia a livello politico, nello specifico l'assessore Barbini, che a livello degli uffici, in particolare il dott. Cerdini, che ho visto poco fa), che ha tenuto conto di numerose osservazioni, parte delle quali recepite nello strumento di programma, che assume tuttavia come criterio di fondo la valorizzazione della attività venatoria, intesa come elemento culturale e di tradizione, senza prescindere, ovviamente, da un quadro chiaro di regole, ma evitando il rischio della burocratizzazione nel rapporto tra mondo venatorio e pubblica amministrazione.

In questo strumento sono previste azioni di grande coerenza rispetto agli obbiettivi, che molti di voi hanno ricordato nei loro interventi, compresi gli istituti faunistico venatori, le aziende faunistico venatori, le zone di ripopolamento e cattura, onde correggere i limiti che si sono palesati e restituire i soggetti nominati al ruolo per il quale sono stati costituiti. Ebbene, sono convinto che, se sapremo sviluppare, rispetto ai problemi sollevati anche in questa sede, un atteggiamento di unità di intenti, lo strumento di programmazione non potrà che mostrerà la propria efficacia per il raggiungimento di risultati positivi. L'iniziativa di oggi si colloca in questo contesto.

Questa mattina è stato sollevato il problema della eccessiva presenza di predatori. In parte ha risposto Barbetti nel suo intervento. Su questo aspetto del Piano il percorso dell'Amministrazione provinciale è stato accidentato, perché le impugnative verso le delibere assunte hanno rimesso in discussione, ogni volta, gli interventi previsti. Ed occorre dire che rispetto alle ultime osservazioni non è ancora chiusa la fase di studio fra gli uffici della Provincia e l'Istituto Nazionale della Fauna Selvatica per definire un piano pluriennale, inteso a risolvere il problema dell'eccesso di presenza di animali predatori.

Oggi sono stati ricordati i leprotti, ma voglio aggiungere che di recente ho incontrato i rappresentanti delle cooperative di pescatori della Laguna di Orbetello, per eccesso di presenza del cormorano, che determina danni gravi alla fauna ittica della Laguna e delle vasche della itticoltura tra Orbetello e Ansedonia. Anche in questo caso si tratta di mettere a disposizione risorse e di studiare insieme le soluzioni migliori. Sarebbe sbagliato se dessimo a queste problematiche risposte semplificate del tipo: ci sono troppi predatori? Spariamo! Sarebbe il modo peggiore per affrontare l'elaborazione di un piano, non tanto per il mezzo in sé, quanto per il clima che verrebbe a determinarsi, con conseguente deterioramento dei rapporti.

Per gestire partite così delicate è indispensabile la collaborazione tra cacciatori, agricoltori, ambientalisti. Quindi, rispetto all'eccesso dei predatori, una volta esaurito il percorso metodologico fissato, acquisiti tutti i pareri dell'INFS, credo che l'argomento possa essere chiuso, nel rispetto dell'equilibrio di tutto l'ecosistama.

Ecco, tornando al Centro di Civitella: nella mia recente esperienza in Amministrazione provinciale, questo Convegno è stato l'occasione per approfondire i dati riguardanti il Centro e la sua funzione positiva ho sentito riconfermata nelle numerose relazioni e negli interventi della mattinata. Il merito va a chi l'ha progettato, a chi l'ha sostenuto, alla Regione Toscana, all'Amministrazione provinciale, al Comune di Civitella Paganico. Ho colto con grande soddisfazione come, partendo da un allevamento, si produca una reazione che riguarda l'acquisizione dei dati, lo sviluppo della ricerca scientifica, la diffusione delle conoscenze, indispensabili ad elevare la cultura ambientale, sui cui risultati molti stamani hanno insistito. Quindi riconfermo anch'io il ringraziamento al sig. Emilio Cappelli, che ha evidentemente svolto un ruolo significativo rispetto alla gestione del Centro: se i risultati sono quelli illustrati una parte non piccola del merito è indubbiamente sua.

Quindi su questo versante non ci può essere che la conferma di un impegno da parte dell'Amministrazione provinciale a proseguire, per mantenere al territorio l'equilibrio di ambiente, tradizioni venatorie ed agricoltura che sta alla base della nostra cultura, cui va aggiunta la ricerca scientifica che ha lo scopo di fornire soluzioni e definire i nuovi orizzonti, necessari a questo rapporto di interdipendenza.

Ma lasciatemi ringraziare anche gli Uffici dell'Amministrazione provinciale, in particolare il settore caccia dove si nota una sensibilità del tutto particolare: evidentemente gli elementi anche emotivi che si vivono nel mondo venatorio e nel mondo ambientalista vi si riflettono, lo possiamo affermare, positivamente. L'Amministrazione dunque non può che esprimere la volontà politica di proseguire in operazioni come questa di Civitella Paganico, nella convinzione che esse corrispondano alle vocazioni di fondo del territorio provinciale.

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