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Torna alla homepage Convegno 23 marzo 2001 - atti

Status e conservazione della lepre comune e della lepre italica in Italia Centro-meridionale

E. Randi
Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica
Ossano Emilia (BO)

Nonostante le informazioni sulla biologia della lepre, che ci vengono soprattutto dalle esperienze di allevamento, come il Prof. Tocchini prima ci ha sintetizzato in modo molto esauriente, e nonostante le esperienze di gestione venatoria che si stanno facendo soprattutto in Francia e nel nostro Paese, le problematiche faunistiche e gestionali che riguardano la lepre sono ancora in buona parte da esplorare o da approfondire.

In Italia abbiamo quattro specie di lepri. La lepre comune (Lepus europaeus) è una specie di grande interesse venatorio, ma anche di grande importanza ecologica ed economica. Pur tuttavia, è una specie per certi aspetti ancora relativamente poco conosciuta. La specie comune è distribuita quasi ovunque nella penisola, ma è presente con popolazioni in gran parte non naturali, che sono il risultato dei massicci ripopolamenti effettuati negli ultimi decenni utilizzando animali importati dall'estero, oppure, in piccola parte, allevati in Italia. La lepre alpina (Lepus timidus), distribuita su tutto l'arco alpino, è una specie ancora molto poco conosciuta. In Sardegna abbiamo la lepre sarda (Lepus capensis meridionalis). E' una specie portata dall'uomo, probabilmente qualche migliaia di anni fa, probabilmente dal Nord Africa, e di cui conosciamo pochissimo. Poi abbiamo la lepre italica (Lepus corsicanus).

Questa specie costituisce un caso a parte perché è rimasta praticamente sconosciuta per oltre un secolo. La lepre italica è stata descritta un secolo fa, nel 1898, da un naturalista che prese in visione alcune pelli provenienti dalla Corsica. Dallo studio di quei materiali individuò alcune caratteristiche morfologiche che differenziavano gli esemplari di lepre della Corsica da esemplari di lepre comune. Quindi descrisse una nuova specie, a cui diede il nome di Lepus corsicanus, appunto perché i reperti studiati provenivano dalla Corsica. In realtà, ora sappiamo che questa specie venne introdotta in Corsica dall'Italia, e quindi essa è una forma di origine italiana.

Le differenze morfologiche che consentono di distinguere la lepre italica dalla lepre comune sono abbastanza sottili, poiché consistono essenzialmente in sfumature del colore della pelliccia alla base della nuca, nelle coscie e nei fianchi. In particolare, la fascia di transizione tra il colore grigio-rossastro dei fianchi ed il colore bianco del ventre è molto netto nella lepre italica, mentre è più sfumato nella lepre comune. Sono caratteristiche molto sottili, che hanno portato, immediatamente dopo la prima descrizione della lepre italica, altri naturalisti che studiarono il genere Lepus a ritenere che la lepre italica non fosse da considerare una specie distinta dalla lepre comune. Perciò la lepre italica venne immediatamente degradata a sottospecie della lepre europea. Poi, dal dopoguerra in avanti, quando, a seguito delle massiccie operazione di ripopolamento, l'Italia è stata invasa da lepri di origine non italiana, si è ritenuto che anche questa forma sottospecifica fosse di fatto scomparsa, eradicata a seguito dei ripopolamenti, e quindi fosse persa dalla fauna italiana.

Molto più recentemente, un biologo spagnolo ha riesaminato collezioni di crani e pelli di lepri provenienti dall'Italia meridionale e conservate in musei italiani ed esteri ed ha rivalutato la posizione sistematica della lepre italica, riproponendo la sua validità come specie distinta dalla lepre comune. Questo lavoro è stato fatto su materiali museali, cioè utilizzando reperti raccolti nei primi anni del 1900. Per tutto il periodo seguente non abbiamo avuto notizie dell'eventuale presenza della lepre italica in Italia Centro-meridionale. Quindi il problema era: bene, la lepre italica esisteva in passato e rappresentava una specie differente dalla lepre europea, ma oggi è ancora presente sul territorio con popolazioni vitali, oppure dobbiamo ritenere che essa sia definitivamente estinta? Quindi, all'INFS qualche anno fa abbiamo avviato un progetto di studio allo scopo di individuare la presenza della lepre italica, di nuclei eventualmente sopravvissuti, per tentarne una riclassificazione, utilizzando anche le moderne tecniche di analisi genetica.

Il risultato di questo studio, tutt'ora in corso, è stato duplice: abbiamo scoperto nuclei di lepre italica, presenti in Sicilia, dove la lepre italica è l'unica specie presente con popolazioni numerose. Poi abbiamo trovato la presenza della lepre italica in una serie di località dell'Italia Centro-meridionale. Le popolazioni di lepre italica in Sicilia sono numerose, mentre le popolazioni nell'Italia Centro-meridionale sono molto più rarefatte. L'altro dato importante è che, nonostante i ripopolamenti effettuati con di lepre comune in Sicilia, questa specie è del tutto assente nell'isola. L'intera popolazione siciliana è costituita esclusivamente da lepre italica. Quindi, la conclusione è molto semplice: la lepre comune è specie adattata preferibilmente ad ambienti di tipo non mediterraneo. Il rilascio di lepri comuni in ambienti di tipo mediterraneo ne rende difficile la sopravvivenza e ne provoca la scomparsa. Questo dato biologico implica che operazioni di rilascio di lepri comuni in ambienti non idonei, ad es. la Sicilia, sono destinate al fallimento e, quindi, a vanificare gli impegni economici che vengono presi per sostenere queste operazioni.

La lepre italica invece convive, in qualche modo, con la lepre comune nella penisola. Le due specie sono state trovate nelle stesse aree, in alcuni casi fisicamente vicine le une alle altre. Di solito le popolazioni di lepre comune sono molto più numerose delle popolazini di lepre italica. Per quanto riguarda la Toscana, la lepre italica è presente solo nella parte meridionale della regione. Per quanto è noto fino ad ora, la Toscana rappresenta l'estremità settentrionale della distribuzione della lepre italica. La presenza della lepre italica è più consistente lungo il versante tirrenico che non lungo il versante adriatico della penisola, dove lepri italiche non sono segnalate più a nord del Gargano.

La lepre italica è chiaramente distinguibile geneticamente da tutte le altre specie di lepri che vivono in Italia. Infatti, la lepre italica risulta essere evolutivamente più affine alla variabile (alpina) che alla lepre comune.

E' necessario completare la mappa della distribuzione della lepre italica nel territorio nazionale e quindi, delineare una strategia di conservazione che tenda ad aumentare le popolazioni di queste specie, particolarmente nell'Italia meridionale.

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