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Torna alla homepage Convegno 23 marzo 2001 - atti

Patologia della lepre in allevamento

A. Poli
Dipartimento di Patologia Animale, profilassi ed igiene degli alimenti
Università degli studi di Pisa

Le malattie della lepre sono, infatti, un tema di particolare interesse. La lepre è un selvatico con numerosi aspetti positivi, come ad esempio una buona capacità riproduttiva, ma allo stesso tempo presenta un'estrema sensibilità agli stress, probabilmente per le prestazioni molto elevate, ed è colpita da numerose malattie. Se a questo si aggiungono i problemi legati all'alimentazione, possiamo capire il perché delle difficoltà incontrate in molte esperienze d'allevamento.

E' importante ricordare come le malattie che interessano la lepre in allevamento siano diverse da quelle dei soggetti viventi allo stato libero. Esaminando la casistica di Louzis, del 1977, si vede come alcune malattie, come per esempio l'enterite nei giovani soggetti, si manifestino in maniera grave negli animali allevati in cattività, mentre siano in pratica assenti negli animali allo stato libero. Al contrario molte malattie parassitarie sono frequenti solo negli animali liberi.

Per poter meglio affrontare l'argomento della mia relazione, è opportuno considerare separatamente le diverse fasi in cui si svolge l'allevamento della lepre. Saranno prese separatamente in esame le patologie degli anomali adulti, quelle degli animali in presvezzamento, quelle che si osservano durante lo svezzamento in gabbia e infine le patologie che si riscontrano nei soggetti spostati in recinto.

Per quanto riguarda gli adulti, bisogna considerare in primo luogo alcune virosi, quali l'EBHS e malattie batteriche, come la pasteurellosi, la iersinosi e la staffilococcosi. A conferma di quanto prima detto, si vede come nelle lepri in allevamento non si osservi la tularemia e la brucellosi, malattie importanti negli animali allo stato libero. Gli adulti in allevamento sono poco sensibili alle malattie parassitarie: questo perché vivono in condizioni di isolamento. Queste patologie diventeranno importanti nei soggetti posti a terra nei recinti d'ambientamento. Infine dobbiamo considerare la sterilità, serio problema negli allevamenti.

Prendendo in esame le diverse patologie, dobbiamo esaminare l'EBHS: EBHS è un acronimo d'European Brown Hare Sindrome o sindrome della lepre bruna europea. La malattia è stata denominata così in Svezia, dove sono presenti sia la lepre variabile sia quella bruna europea. Poiché questa malattia si manifesta quasi esclusivamente nella lepre bruna europea è stata definita "sindrome della lepre bruna europea". Si tratta di un virus, che per le caratteristiche delle particelle virali è stato classificato come calicivirus. Questo può causare mortalità elevata, variabile tra il 20 al 40% dei soggetti adulti. Nei primi focolai, quelli che si sono verificati intorno al 1986-'87, la mortalità arrivava fino all'80-90%. Mi ricordo che nel 1986, proprio qui vicino sull'Amiata, in un allevamento la mortalità, in una settimana, ha superato il 90%.

Questo virus causa una sindrome emorragica, per questo la malattia viene anche chiamata malattia emorragica dei leporini. Spesso si osservano emorragie linfonodali, i linfonodi emorragici si differenziano molto bene da quelli normali come si osserva in questa diapositiva. Queste emorragie possono essere evidenti anche a carico della mucosa tracheale, per questo, in alcuni soggetti, può essere presente rinorragia. La fuoriuscita di sangue dalle narici è un chiaro segno di malattia.

Il virus si localizza prevalentemente nel fegato, che assume un colore particolare rosso-arancione. Questa diapositiva mostra come il virus infetti le cellule epatiche: per questo, il fegato può essere utilizzato sia per la diagnosi della malattia, sia per la produzione del vaccino. La vaccinazione è essenziale negli allevamenti dove si è verificata la malattia. Questo è importante perché oltre alla perdita dei soggetti adulti, si hanno ripercussioni legate all'impossibilità di riformare le coppie, la mancanza di un'idonea quota di rimonta, etc.

Oltre alla mortalità immediata ci sono quindi i danni che occorrono successivamente nell'allevamento e che possono avere ripercussioni anche molto gravi. Per questo è importante vaccinare. Il vaccino impiegato è un vaccino inattivo e, come tutti i vaccini inattivi, copre i soggetti soltanto per sei mesi. Bisogna pertanto effettuare due vaccinazioni l'anno. Considerando il periodo in cui insorge la malattia, da ottobre a marzo, bisogna che le vaccinazioni siano scaglionate in modo da coprire gli animali in questo periodo. Alla metà d'ottobre gli animali devono già avere una buona immunità. Per questo bisogna iniziare a vaccinare in tempo per garantirsi questa copertura.

Prima di andare avanti e trattare le malattie batteriche degli adulti, voglio accennare a due malattie che non interessano le lepri che vivono in allevamento, ma che hanno una notevole importanza. La prima è la Tularemia, una malattia che prende il nome dalla contea di Tulare in California.E' stata una malattia batterica causa di una grave setticemia. E' importante ricordare che si tratta di una zoonosi e che, nelle nostre aree, occorre solo sporadicamente per l'introduzione di soggetti dall'est Europa. Per questo si dovrebbe cercare di limitare l'introduzione di soggetti dall'estero.

Un'altra malattia batterica molto importante, anche questa veicolabile da animali introdotti dall'est Europa, è la brucellosi da Brucella suis biotipo 2. La malattia causa un'orchite molto grave, i soggetti colpiti presentano i testicoli di dimensioni enormi. Questo batterio può passare dalla lepre al suino e al cinghiale, a conferma di come l' introduzione di lepri dall'estero possa creare dei seri problemi.

Ritornando alle malattie batteriche che interessano le lepri adulte mantenute in cattività, bisogna ricordare la pasteurellosi. Questa patologia si presenta prevalentemente in forma cronica ed è caratterizzata da formazioni d'ascessi sottocutanei o polmonari. La mortalità può risultare non elevata, ma può incidere sull'allevamento, perché si protrae a lungo nel tempo.

Un'altra malattia batterica con una certa importanza è la lersioniosi. Questa non è presente in tutti gli allevamenti, per esempio qui nel Centro di Civitella non è mai stata segnalata. E' sostenuta da un germe molto resistente nell'ambiente, e può essere trasmesso ai topi che diventano un serbatoio dell'infezione, quindi una volta che è entrato nell'allevamento è difficile eradicare la malattia. Anche in questo caso, possiamo avere una mortalità diffusa.

Tra le infezioni batteriche deve essere considerata anche la staffilococcosi. La malattia è legata a carenti norme igieniche. E' pertanto importante adottare un piano di disinfezione delle gabbie, per evitarne la diffusione.

Proseguendo rapidamente bisogna considerare le forme parassitarie. Queste, come si è detto, interessano solo marginalmente i riprodotti in gabbia, perché la modalità d'allevamento limita il contatto con i parassiti.

Per quanto riguarda i leprotti pre-svezzamento dobbiamo prendere in esame la sidrome dei giovani soggetti, di cui avete sentito parlare in precedenza, altre enteriti e le polmoniti d'origine batterica. Queste enteriti possono esser la principale causa di mortalità e quindi di perdita nell'allevamento della lepre: la mortalità può, infatti, raggiungere e superare il 35%.

Nei soggetti nella fase di svezzamento troviamo altre due patologie, sempre collegate all'alimentazione o, per lo meno, che possono essere collegate all'amministrazione. Queste sono l'enterotossiernia da clostridi, questa si osserva quando sono usati mangimi con una concentrazione proteica molto alta e una concentrazione di fibre troppo bassa, e l'enterite muscolare, causata da Escherichia coli.

Infine abbiamo la fase d'allevamento a terra. La fase d'ambientamento è di solito la fase più critica dell'allevamento, anche se qui nel Centro di Civitella non si riscontrano questi problemi. Per questo motivo molti allevatori riducono il periodo d'allevamento di questi animali al minimo: una settimana o pochi giorni. Nel recinto si ha una concentrazione molto alta d'animali in un'area ristretta. Questo fa sì che ci siano soprattutto problemi legati alla parassitosi a ciclo diretti come la coccidiosi. In questa fase d'allevamento possono insorgere anche infezioni batteriche, ma queste influenzano in maniera minore la mortalità.

Questo è un esempio classico di coccidiosi: come si vede sono presenti sull'intestino numerosi focolai necrotici biancastri dal parassita. La malattia si associa spesso ad enterite, quindi queste lepri possono avere la regione anale imbrattata da feci. La lepre può essere infettata da diverse specie di coccidi, però fra queste sono poche quelle che causano patologia: fra queste c'è Eimeria leporis, responsabile del 90% dei casi di coccidiosi.

Altri parassiti con una certa importanza nelle lepri mantenute a terra nei recinti sono i tricostrongili, vermi intestinali. Diversi anni fa ho condotto una sperimentazione, in collaborazione con un collega dell'Istituto Nazionale della Selvaggina di Bologna su dei ripopolamenti con densità di popolazione diverse: bassa, media o alta. Questi grafici illustrano i risultati delle indagini: emerge chiaramente come il numero di oocisti nelle feci, quindi di parassiti, nei tre ripopolamenti vari durante l'arco dell'anno. In condizioni climatiche sfavorevoli come ad esempio in gennaio o in estate, la densità di popolazione, cioè il fatto di avere tante lepri o poche lepri, influenza solo marginalmente il numero delle oocisti presenti nelle feci. Quando invece occorrono condizioni climatiche favorevoli, come ad esempio in marzo quando c'è piovosità e quindi umidità, nei ripopolamenti con densità elevate di lepri si osserva un aumento impressionante del numero delle oocisti e quindi dei parassiti. Questo perché si tratta di parassiti a ciclo diretto, che possono infettare direttamente un altro soggetto dopo essere stati per un breve periodo nel terreno.

Da questo deriva come la densità di popolazione, quindi il numero delle lepri presenti in un'area, influenzi l'andamento della malattia. Per questo motivo se nei recinti sono immesse molte lepri, quando le condizioni climatiche sono sfavorevoli si può avere l'insorgenza di gravi episodi di coccidiosi. Da questa diaspositiva, scattata qui nel Centro di Produzione di Selvaggina, si vede come la forte pendenza dei recinti garantisca un buon drenaggio del terreno. In alternativa, il problema può essere risolto ponendo i recinti d'ambientamento su terreni sabbiosi che possono assorbire bene l'acqua in modo da evitarne il ristagno e quindi i problemi causati da questa malattia.

In conclusione vorrei sinteticamente analizzare la situazione qui nel Centro di Produzione di Selvaggina di Civitella. Nei grafici che sono presenti è confrontata la mortalità osservata negli anni con quella rilevata in alcuni allevamenti francesi. Come si può vedere la mortalità nell'allevamento di lepri di Civitella è medio bassa. Dai grafici si rileva inoltre il calo dei soggetti dovuto alla comparsa di un episodio di EBHS, avvenuto alcuni anni fa, e l'aumento della mortalità, soprattutto negli animali in pre-svezzamento, osservato quando sono stati aumentati i soggetti in riproduzione.

Concludendo, possiamo affermare che la lepre è un animale particolarmente sensibile agli stress ed alle malattie. La cosa importante è quindi cercare di mettere la massima cura nel prevenire le situazioni che possono essere causa di disturbo. Per questo è importante scegliere dove ubicare l'allevamento per ridurre il disturbo antropico, l'esposizione ai venti e le variazioni climatiche molto forti. Un secondo parametro da considerare è la dimensione dell'allevamento. Bisogna dimensionare l'allevamento sulla base delle potenzialità della struttura e della qualità dei riproduttori. Il successo del Centro di Produzione di Selvaggina di Civitella è senza dubbio legato al tipo di conduzione, ad un'ottima selezione dei riproduttori, alle strutture idonee ed all'adozione di un piano di profilassi per la prevenzione delle malattie.

Un altro problema da considerare è costituito dalla scelta del mangime. Questo è un problema solo apparentemente semplice, perché un mangime che funziona bene in un allevamento può non andare bene in un altro. Un mangime molto spinto è utilizzabile in un allevamento con condizioni ottimali, mentre non può essere usato in un allevamento con delle difficoltà. In questo caso forse è meglio utilizzare un mangime meno spinto. Infine un altro fattore importante da ricordare è la necessità di un attento controllo giornaliero necessario per prevenire le diverse patologie ed attuare con rapidità gli interventi necessari.

In conclusione, consentitemi di fare una riflessione: proprio perché ho una grande passione per la lepre, che per il particolare fascino non considero soltanto un oggetto di studio, voglio sottolineare come nell'allevamento di questo selvatico sia importante la qualità più che la quantità dei soggetti prodotti. Questo perché è inutile immettere sul territorio cento animali, quando poi questi non hanno alcuna possibilità di sopravvivere. Quando si parla di allevamento della lepre bisogna quindi tenere presente oltre alla quantità degli animali prodotti, perché in una situazione di mercato è impossibile ignorare questo parametro, la qualità dei soggetti che andiamo a produrre.

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