Torna alla homepage
Torna alla homepage Centro Pubblico Produzione Selvaggina "Montalto"
Allevamento Collaborazioni esterne Convegni Contatti Ringraziamenti Links
Torna alla homepage Convegno 23 marzo 2001 - atti

Altri interventi

V. Laruccia

Vorrei portare portare il mio contributo illustrando l'esperienza della nostra Provincia di Bari e della nostra Regione Puglia in materia di allevamento faunistico. A sentire il collega dell'Amministrazione Provinciale di Siena sui risultati di produzione faunistica ottenuti nelle zone di ripopolamento e cattura, mi chiedo che senso ha continuare ad allevare le lepri in cattività, se con tale sistema sono riusciti a produrre tutta quella selvaggina? Io sarei felicissimo, se almeno una delle zone di ripopolamento e cattura del meridione riuscisse a produrre una sola lepre.

Da noi in Puglia il primo sistema di produzione della lepre è stato quello dell'allevamento in gabbia, avvenuto circa venti anni fa presso il Centro Pubblico della Regione. Con il passare del tempo però, visti i deludenti risultati sul territorio e la maggiore consapevolezza del mondo venatorio sempre più orientato ad ottenere una migliore qualità del selvatico, questo tipo di allevamento è stato in parte accantonato.

In proposito, mi auguro che prima della conclusione di questo Convegno, vorrei sentire il mondo venatorio qui presente per ascoltare le loro valutazioni sui risultati delle lepri prodotte con il sistema di allevamento in gabbia. Finora abbiamo parlato di produzione in gabbia, svezzamento, immissione nel recinto e poi immissione sul territorio. Bene, chiedo ai cacciatori: sul territorio poi cosa succede? Quali risultati si hanno? Questo è quello che noi vogliamo sapere per valutare correttamente questo sistema di allevamento.

Noi siamo partiti dalla necessità di avere sul territorio una presenza di fauna selvatica la più naturale possibile, così come, peraltro, veniva suggerito dall'INFS di Bologna con il suo primo documento orientativo. Per cui, sulla base di tale considerazione, con la volontà unanime del mondo venatorio, abbiamo realizzato un Centro Pubblico di produzione della lepre allo stato naturale.

Per tale attività abbiamo recintato una superficie di circa 35 ettari di proprietà dell'Amministrazione Provinciale non più utilizzata per fini agricolo-zootecnici. La recinzione è stata realizzata con gli stessi accorgimenti tecnici che sono stati qui illustrati per il Centro di Civitella ed abbiamo attuato alcuni interventi di controllo di predatori, oltre che piccoli interventi di miglioramento ambientale. Successivamente, sono stati selezionati circa 100 capi di lepri di cattura di provenienza est europea, di cui 70 femmine e 30 maschi e sono stati immessi in tale zona recintata.

Le lepri, dopo una prima fase di assestamento, si sono riprodotte in maniera eccezionale. Si sta cercando, quindi, di produrre in maniera più naturale possibile senza preoccuparsi della quantità, ma della qualità del selvatico. I cacciatori che seguono tale nostra attività sono concordi nell'affermare che preferiscono avere 10 coppie di lepri nate e riprodottesi in ambiente naturale e non 100 lepri provenienti da allevamento.

Quindi, nel tempo, c'è stata una tendenza a cambiare verso questo sistema, perché proprio i cacciatori non accettavano più lepri, fagiani e starne provenienti da allevamenti. Siamo passati quindi dall'allevamento in cattività con sistema delle gabbie e dei recinti di ambientamento a questo nuovo sistema di produzione allo stato naturale che stiamo sperimentando. Abbiamo realizzato, inoltre, all'interno di tale area idonei sistemi di cattura e pensiamo entro l'anno di iniziare le catture.

Abbiamo subito, fra l'altro, un piccolo ed imprevisto inconveniente, in quanto all'interno dell'area interessata sono entrate alcune volpi che stanno creando dei problemi. Ovviamente, ci troviamo in difficoltà con gli ambientalisti nell'individuare il sistema più corretto per abbattere tali volpi. Mi ha meravigliato in proposito il collega di Siena il quale è riuscito ad ottenere le autorizzazioni per interventi di battute alle volpi sul territorio di caccia programmata e nelle zone di ripopolamento e cattura, autorizzazioni che noi della Provincia di Bari non riusciamo ad ottenere.

Questo progetto di sperimentazione prevede quindi la produzione di lepre in area naturale controllata e la successiva cattura dei capi riprodotti e la loro immissione sul territorio. In collaborazione con gli ATC, stiamo individuando delle zone di rispetto venatorio, nelle quali immettere quelle lepri che verranno prodotte nel Centro. Questa è la strategia che noi stiamo attuando e pensiamo di portare i risultati di questa sperimentazione in un prossimo convegno, che intendiamo organizzare a Bari insieme all'INFS di Bologna e all'amico Prof. Tocchini.

torna su

Barbetti

Siamo stati chiamati in causa, giustamente, dai nostri amici pugliesi e noi accettiamo... Comunque, credo che questo Convegno, sindaco, sia importante: da chi aveva avuto l'estro di fare un convegno di questo tipo, è un fatto importante. Come è importante che sia stata presente la Regione Toscana e l'Amministrazione provinciale, perché si parla di una iniziativa, che ormai da molti anni insiste su questo Comune, su questo territorio e quindi ha dato dei resultati, dei resultati che per alcuni versi resultati ottimali.

Ora, è vero che il territorio della Maremma è un territorio vocato alla caccia, e non soltanto alla caccia, ma è vocato anche a produrre fauna. Il confronto con Siena, per quello che riguarda la lepre, purtroppo non lo sosteniamo, anche perché la Provincia di Grosseto ha circa un settanta per cento di territorio boschivo, e quindi soltanto il trenta per cento di territorio aperto, e quindi atto alla produzione della lepre, mentre in provincia di Siena i rapporti si capovolgono, e quindi i senesi sono molti più avvantaggiati di noi.

Comunque, amici pugliesi, anche in provincia di Grosseto non è che le cose sono..., non sono da tenersi in considerazione. Noi dobbiamo dire che forse anche con l'apporto che il Centro di Civitella ha dato al nostro territorio, è da qualche anno che vediamo sul nostro territorio una discreta presenza di questo selvatico. Un selvatico che fa parte di noi, come fa parte di noi l'altro selvatico, che qui non abbiamo giustamente ricordato, che è il cinghiale.

La Maremma, ecco, noi vediamo il rapporto che c'è ne le varie speci: è il cinghiale.Da noi abbiamo una presenza del cinghiale, anche perché è questo il territorio..., e noi ci vantiamo di questo, sindaco, con tutti i pregi e i difetti, con tutti i pro e i contro, ma ci vantiamo di questo, perché la Maremma, il cinghiale è della Maremma.

Lo stesso Dante nella Divina Commedia stabiliva che la Maremma partiva da Cecina e finiva a Corneto. In questo era il territorio della Maremma. Ovviamente non erano gli altri territori come quello di Siena ed altri. E noi diciamo che questa presenza della lepre si sta verificando con una certa discreta espansione. Ci sono stati dei periodi nei quali la lepre ha avuto dei grossi problemi. Quando le scelte, qui non vogliamo criminalizzare nessuno, sono state importate i soggetti dall'estero, la famosa lepre ungherese, che poi ha creato dei grossi problemi alla nostra specie, oggi, forse anche in virtù del rinsanguamento che noi facciamo sul territorio, attraverso anche questo allevamento, abbiamo una grossa presenza della lepre.

I nostri cacciatori, il cacciatore, sapete, non è mai troppo contento, ma comunque è soddisfatto, perché incontra sul territorio anche questo tipo di selvatico. E perché c'è questo aumento della lepre sul territorio? Perché sicuramente viene gestita la lepre sul territorio. E viene gestito anche un altro aspetto che è quello dei rapporti tra il mondo venatorio e il mondo dell'agricoltura.

Questi rapporti, che una volta erano piuttosto tesi, oggi sono rapporti di amicizia, di collaborazione: il contadino che gli si chiede di lasciare un pezzetto di grano senza tribbiare e quindi è fonte di alimentazione della selvaggina. Oppure gli si dice: non bruciare quella siepe, o non buciare quella fossa, perché è il rifugio, non soltanto per la specie selvatica lepre, ma è rifugio anche per tutta una serie di microfauna, e il mio amico Tocchini sa benissimo cosa vuol dire microfauna, fonte di alimentazione anche per proteine animali soggette e necessarie alla produzione di queste speci e l'altro aspetto è quello che le leggi europee e le leggi nazionali, in qualche modo hanno condizionato, anche il mondo dell'agricoltura, a non adoperare più... la stessa chimica forse è intervenuta, a non adoperare più quei fitofarmaci antiparassitari come il Fox metil, che è un etere fosforico a base di cianuro di potassio e che si adopera, e si adoperava... oppure il Paraqua, che si adoperava come disseccante. Vorrà dire che non adoperare più questi prodotti, vuol dire dare vita, vuol dire dare possibilità, anche alla selvaggina, di insediarsi sul territorio.

Credo che questi sono gli aspetti per i quali la lepre già comincia a riproliferare sul territorio. E credo che su questa linea dobbiamo collaborare. Il mondo venatorio con il mondo agricolo ha sottoscritto un protocollo d'intesa, a livello nazionale, e quindi ci sono... c'è, diciamo, un comportamento di rispetto di queste cose. Ma è chiaro che deve crescere anche un po' il mondo venatorio, perché quando io ho sentito dire giustamente, già questi dati si conoscano, che una lepre va a costare un milione, ecco, bisogna cominciare a pensare anche su questo. E io capisco la passione del cacciatore, poi lo dice uno che li rappresenta, quindi, voglio dire, è un'arma che mi si potrebbe ritorcere contro.

Ma le prospettive non devono essere quelle del domani. Ed allora un cacciatore deve anche rendersi conto che per produrre questa specie dobbiamo utilizzare anche il danaro pubblico. Quindi, bene! Avanti, su questa linea: noi vi seguiamo. Noi vi chiediamo questo, alle Amministrazioni pubbliche, con molta modestia, ma crediamo ormai di avere esperienza in questi campi, crediamo di avere fatto le nostre esperienze, quindi anche culturalmente, e anche tecnicamente e vi chiediamo di... se volete, di utilizzarci.

Io con il dottor Tocchini, per esempio, qualche tempo fa, ho sollevato un problema: può sembrare un problema... non lo so, forse qualcheduno non lo condivide, ma io ritengo che nelle zone di ripopolamento e cattura la selvaggina non va catturata. Nelle zone di ripopolamento e cattura la selvaggina ci deve essere, perché deve espandersi naturalmente: perché mettere le mani su una lepre che è rimasta nel tramaglio subisce un forte stress, che sicuramente può comportare anche una riduzione della produzione.

L'altro problema grosso che noi abbiamo è proprio quello del controllo degli animali antagonisti. Noi abbiamo un problema del controllo degli animali antagonisti o concorrenti alle speci che noi abbiamo sul territorio. Ed è quello... si parla di volpe. Noi sappiamo benissimo lo sforzo dell'Amministrazione provinciale, la quale ha cercato di intervenire anche in questa questione, però sappiamo benissimo che ci sono altri soggetti, che mi sembra domani vanno in piazza con la scrofa dentro la gabbia, per dire: non allevate più le scrofe, perché la (.) non le condivide.

Sappiamo benissimo che certi provvedimenti che l'Amministrazione provinciale ha messo in atto, sono stati impugnati dalla LAV la quale LAV è ricorsa al Tar e il Tar ha dato la sospensiva. Quindi problemi anche per l'Amministrazione provinciale nell'autorizzare certi interventi.

Io voglio ringraziare l'Amministrazione provinciale, che è sensibile a questi problemi, la Regione Toscana, perché oltre ad essere sensibile dal punto di vista emotivo, lo è anche dal punto di vista economico, il Comune di Civitella che ha preso questa iniziativa lodevole, ma consentitemi anche a me di ringraziare la persona che, come si dice in Maremma, tutti i giorni è sulla breccia ed è Emilio Cappelli e credo che i cacciatori tutti, indipendentemente da come la possano pensare, i cacciatori tutti dovrebbero ringraziare Emilio Cappelli, che riesce a mettere sul territorio una certa quantità di lepri.

E io per ultimo voglio dire all'Amministrazione provinciale, c'è il suo presidente qui: dobbiamo rivedere il problema delle zone di ripopolamento e cattura. Questo è il punto fondamentale, perché in provincia di Grosseto credo che siano state catturate un centinaio o centoventi lepri, di cui 56 a Follonica e 37 o 38 a Massa, il resto non mi sembra che ci siano grandi possibilità. Ecco allora l'Amministrazione provinciale, cerchiamo di metterci intorno a un tavolo, studiamo bene il problema e cerchiamo di rendere queste zone di ripopolamento e cattura, che veramente diano un contributo all'allevamento perché si possa avere poi sul territorio una specie selvatica e che quindi credo... Grazie a voi tutti.

torna su

A. Colletti
Dirigente dell'Azienda Regionale delle Foreste Demaniali della Regione Siciliana

Intanto un saluto e buon giorno a tutti i convenuti. Sono il Dirigente dell'Azienda Regionale delle Foreste Demaniali della Regione Siciliana e sono qui in veste di osservatore per acquisire notizie ed esperienze sull'allevamento della lepre. Ovviamente non vi potrò dare nessun apporto in quanto l'invito, in verità subito accettato, fattomi dal prof. Tocchini, era finalizzato, come già detto, ad acquisire esperienze, in quanto l'Azienda Regionale al momento non ha programmi di intraprendere l'allevamento della lepre.

Come attività complementare invece l'azienda Regionale delle Foreste già da più di un decennio ha costituito un centro per l'allevamento della coturnice sicula in provincia di Agrigento, finalizzato al ripopolamento ed alla ricostituzione di popolazioni naturali. A tal proposito è in corso di definizione un protocollo d'intesa con l'Università di Palermo per ottenere, attraverso l'individuazione del DNA, soggetti geneticamente puri. L'allevamento della coturnice ci ha consentito negli anni di lanciare parecchie centinaia di soggetti insieme con qualche esemplare di francolino, altra specie in pericolo di estinzione in Sicilia, in cui ci siamo cimentati nell'allevamento, con risultati non molto soddisfacenti.

Ringrazio ancora una volta il prof. Tocchini per la bella esperienza che mi ha consentito di fare. Non è escluso che in un prossimo futuro l'Azienda forestale non si cimenti anche nell'allevamento della lepre, utilizzando la vostra esperienza. Ringrazio infine il Sindaco ndi Civitella per l'ospitalità accordatami e spero in un eventuale prossimo convegno di essere senz'altro presente con apporti di dati ed esperienze specifiche, come quelle del rappresentante della Puglia. Grazie.

torna su

M. Mencarelli

Dunque, io sono il concessionario di un'azienda faunistico venatoria dal 1954. Quindi sono diversi anni. Questo Convegno è stato impostato sull'allevamento della lepre, fuori che gli ultimi due interventi - quello del dottor Sammuri e del dottor La Ruccia della Provincia di Bari - che sono passati un pò al settore della lepre in natura.

Io mi vorrei soffermare su questo. Io, in azienda faunistico venatoria di cui sono concessionario, ho avuto, mi pare, due anni fa il censimento da parte dell'Amministrazione provinciale [la Fari azzurra] ditta specializzata .. e ho avuto un numero di lepri veramente notevole. Mi pare che siano state contate ottantadue lepri, furono .. non so [con quale incidenza], ma senza dubbio abbastanza buono.

In due o tre anni io ho visto una diminuzione notevolissima delle lepri in natura. Allora, che succede? Le volpi non si possono più abbattere con i cani, si possono abbattere soltanto con il faro, che prevede il permesso dell'Istituto di Bologna. Questo permesso, richiesto a suo tempo, non arriva mai. Mentre fino ad ora, fino a tre quattro anni fa, riuscivamo ad abbattere trenta, quaranta, cinquanta volpi per stagione, ora non se ne abbatte più nemmeno una.

Quindi l'esempio del dottor La Ruccia, che con una volpe gli ha creato un problema..., ecco che noi senza dubbio avremo una diminuzione di lepri che sarà del... Allora io mi domando: che cosa si può fare? Si lascia questo andazzo che le lepri continuino a diminuire dove sono digià, oppure si pensa a qualche provvedimento?

torna su

R. Amerighi

Buon giorno a tutti. Sono il responsabile delle zone di ripopolamento e cattura e Presidente della Commissione di verifica e controllo, che gestisce le zone di ripopolamento e cattura in Provincia di Grosseto. Ora, dopo quei dati che ci ha fornito il dottor Sammuri, in Provincia di Grosseto siamo un pò annichiliti, perché se quei dati corrispondono alla realtà, ci troviamo di fronte, noi di Grosseto, a un grosso handicap a riguardo dei nostri territori, perché i nostri territori sono veramente un fiore all'occhiello, la Maremma, tutti la conosciamo, sappiamo che sono dei territori molto in indirizzo faunistico, specialmente per la lepre.

Queste zone di ripopolamento e cattura, come sappiamo, sono istituite dalla Provincia in collaborazione con l'ATC, sono territori molto ben strutturati e vocati anche per la riproduzione della selvaggina e quindi anche della lepre. Le nostre zone sono fornite di soggetti di lepre autoctona, italiana, e quindi, lo abbiamo visto anche in questi giorni, perché abbiamo fatto le catture, in concomitanza con l'Amministrazione provinciale e gli ATC, che ci hanno aiutato anche per le immissioni sul territorio libero e per la riproduzione di questo tipo di selvatico, che è molto importante per la valutazione dei nostri territori.

Ora noi ecco, a riguardo anche del contenimento dei predatori in queste strutture vogliamo farci sentire anche dalle autorità competenti, perché attuino un sistema che possa in qualche modo contenere e essere paragonato alle altre province vicine.

Con questo ho chiuso. Grazie.

torna su

E. Randi
Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica - Ossano Emilia (BO)

La situazione della lepre in Italia settentrionale è tutt'altro che drammatica. A parte i dati veramente eccezionali che riguardano la Toscana e che Giampiero Sammuri ci ha riportato, la produzione di lepri effettuata tramite una buona gestione delle zone di ripopolamento e cattura è piuttosto buona in molte aree dell'Italia settentrionale e centrale. Mi risulta che la Regione Emilia Romagna sia autosufficiente per la produzione di lepri.

Le zone di ripopolamento e cattura sono in grado di fornire decine di migliaia di soggetti che vengono catturati senza danni e vengono liberati in altre aree, a disposizione per la caccia. Il problema è di capire quanto questa situazione sia riproducibile in Italia meridionale, dove le popolazioni di lepri sono più rarefatte e dove i risultati dei ripopolamenti sono più deludenti.

Da un punto di vista genetico, io penso che la lepre europea non sia adattata agli ambienti di tipo mediterraneo. Per questo la distribuzione naturale della lepre europea e la distribuzione storica della lepre italica erano, probabilmente, ben separate. Nelle aree dove la lepre italica era presumibilmente comune, la lepre europea era naturalmente assente, specialmente nel versante adriatico dell'Italia meridionale ed in Sicilia. Evidentemente la riqualificazione faunistica dell'Italia meridionale richiede misure atte ad incrementare la presenza della lepre italica.

Per una buona gestione delle popolazioni di selvaggina in ecosistemi profondamente trasformati e spesso degradati come i nostri, il problema dei predatori deve essere certamente visto come uno fra tanti problemi, non come l'unico. La gestione delle popolazioni di selvaggina deve essere fatta equilibrando interventi a livello di miglioramento ambientale, di corretta gestione del prelievo, di gestione diretta delle popolazioni oggetto del prelievo e di controllo dei predatori.

Per esempio, è controproducente effettuare massicci rilasci di capi "pronta caccia" allevati od importati. Questi soggetti non sono in grado di adattarsi alle condizioni di vita in ambienti naturali e quindi finiscono in pasto ai predatori. Questi ripopolamenti rischiano di produrre un aumento delle popolazioni dei predatori.

torna su